Approccio alle allergie respiratorie

Con la collaborazione del Dr. Stefano Pattini, Medico Chirurgo, Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica (Modena)

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Le allergie sono patologie generate da un’anomala reattività dell’organismo verso sostanze riconosciute come estranee (allergeni) in soggetti ad esse sensibili. Tali manifestazioni cliniche possono coinvolgere diversi organi e apparati come:

  • la cute;
  • l’apparato respiratorio;
  • distretto gastrointestinale.

Inoltre, molto spesso, possono coesistere in uno stesso soggetto, specialmente in età pediatrica. Negli ultimi decenni, nel mondo occidentale, si è assistito ad un forte incremento delle problematiche allergiche, in particolare delle forme respiratorie, specialmente nei bambini. A tal proposito giova ricordare come l’asma bronchiale (possibile evoluzione clinica delle forme allergiche più severe) sia la più comune malattia cronica dell’infanzia, interessando oltre il 10% della popolazione pediatrica nei paesi industrializzati.

La rinocongiuntivite allergica

E’ sicuramente la forma più comune (sia stagionale, ad es. da graminacee, che perenne, tipicamente legata agli acari della polvere), caratterizzata da:

  • ostruzione nasale;
  • prurito;
  • starnutazioni;
  • sintomi oculari.

Molti pazienti cercano di gestirla in modo “autonomo”, ma il consiglio è di non sottovalutare i sintomi, sottoponendosi ad un percorso medico specialistico completo, che conduca ad una diagnosi corretta e secondariamente, ad una terapia mirata, sia sintomatica (con antistaminici per bocca e spray nasali cortisonici) che, quando possibile, causale.

A tal proposito, l’improvvisa esigenza di utilizzare gli strumenti di Digital Health/Telemedicina (insieme delle tecniche mediche ed informatiche che permettono la cura di un paziente a distanza) in corso di pandemia Covid-19:

  • ha determinato, anche in ambito allergologico, un’oggettiva accelerazione nella trasformazione dei sistemi di assistenza in senso tecnologico;
  • ha facilitato il contatto tra medico e paziente (ad esempio tramite utilizzo dei comuni servizi di messagistica e di nuove applicazioni digitali per monitorare e comunicare, in automatico, i propri sintomi al medico);
  • ha supportato la sorveglianza della “malattia” dal momento della prima diagnosi fino ad un regolare follow-up terapeutico;
  • ha migliorato la possibilità di “autogestione” da parte dei pazienti.

Il tutto nell’ottica di un generale innalzamento della qualità delle cure.

Un nuovo test ematico

In effetti negli ultimi anni, alla diagnostica tradizionale basata sui test cutanei (prick test), che resta ancora oggi l’imprescindibile punto di partenza di un iter diagnostico corretto, si è affiancata una nuova metodica di test ematico, il dosaggio delle IgE specifiche per gli allergeni molecolari. Tale tecnica permette di riconoscere con maggiore precisione la proteina (allergene) responsabile dei sintomi respiratori e, pertanto, aiuta a dipanare la matassa nei casi più complessi che, per l’appunto, sono in aumento, ossia i pazienti che “sembrano” allergici a tutto, ma che poi in realtà spesso non lo sono, o lo sono solo in parte.

In questi pazienti particolarmente “difficili”, per valutare in modo ancora più preciso l’infiammazione delle vie respiratorie superiori, è possibile eseguire, a completamento diagnostico, anche una citologia nasale, tecnica non invasiva, che prevede un campionamento (raccolta delle cellule dalla mucosa nasale) e successiva osservazione microscopica (dopo opportuna colorazione e fissazione).

FOCUS

La terapia iposensibilizzante

Grazie a questo percorso diagnostico è possibile passare da una terapia meramente sintomatica, spesso non sufficiente a contenere i disturbi, ad un approccio terapeutico causale, curativo, vale a dire la terapia iposensibilizzante specifica. Tale trattamento, della durata di almeno tre anni: • insegna al nostro sistema immunitario la risposta corretta (cioè quella non allergica) nei confronti dello specifico allergene in causa; • riduce l’intensità e la frequenza dei sintomi; • previene possibili peggioramenti futuri (ad esempio in senso asmatiforme), in particolare quando condotta in età pediatrica.