Ossa, vitamina D e calcio: l’aiuto dell’esposizione solare

Con la collaborazione della Dr.ssa Maria Caterina Ferrari – Farmacista ASL 2 –Ospedale di Savona e Giuseppe Emilio Cannata – Direttore Centro Dermatologico Ligure (Imperia) Dr. Giuseppe Emilio Cannata – Dermatologo Imperia: via S. Lazzaro, 44\Sanremo: via G. Marsaglia, 81\ Savona: corso Italia, 9 Tel. 3408442279 – 3473983052 e-mail: dermatologo.cannata@gmail.com

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La vitamina D favorisce l’assorbimento del calcio alimentare dall’intestino e svolge un ruolo importante nella regolazione della deposizione di calcio, nelle nostre ossa.  Gli esseri umani possono derivare la vitamina D da fonti alimentari e dall’esposizione ai raggi UV, ma la maggior parte della vitamina D è dovuta all’esposizione alla luce solare.  Le cellule della nostra pelle hanno un precursore per la sintesi della vitamina D, il 7-deidrocolesterolo.  L’esposizione alla radiazione UV-B (290-315 nm) provoca un cambiamento chimico nel 7-idrossicolesterolo che lo converte in vitamina D3.  La vitamina D dalla pelle o da fonti alimentari viene, quindi, trasformata in 25-idrossivitamina D nel fegato.  Questa, a sua volta, viene poi convertita nella forma attiva della vitamina D (1,25-diidrossivitamina D) principalmente nei reni.

La vitamina D favorisce l’assorbimento del calcio dall’intestino ed è essenziale per la mineralizzazione ossea e il mantenimento delle concentrazioni di calcio e fosfato nel sangue.  Senza una quantità sufficiente di vitamina D e calcio, la mineralizzazione ossea è compromessa, con conseguente rachitismo nei bambini e osteoporosi negli adulti.

Meccanismo d'azione ed effetti sulla pelle

La vitamina D è molto importante in Dermatologia.

C’è efficacia e sicurezza degli analoghi della vitamina D sia per via orale che topica, in patologie cutanee come:

  • psoriasi;
  • dermatite atopica;
  •  

Sulla base delle prove scientifiche attualmente disponibili, il dosaggio raccomandato dalla National Academy of Medicine per la vitamina D, varia da 400 UI a 800 UI al giorno in base all’ età. 

È noto da tempo che la vitamina D aiuta a stabilire e mantenere ossa sane. Il rachitismo, dovuto a carenze nutrizionali, rimane prevalente in Medio Oriente, Asia e Africa. La carenza di vitamina D è un fattore di rischio per altre forme di cattiva salute scheletrica, tra cui:

  • l’osteomalacia negli adulti;
  • l’osteoporosi;
  • l’aumento del rischio di fratture;
  • la parodontite.

 

Il ruolo della vitamina D sulla pelle è complesso. Le azioni genomiche della vitamina D attiva sono mediate dal recettore intracellulare della vitamina D (VDR), un membro della famiglia dei recettori nucleari degli ormoni steroidei.  I VDR sono abbondanti nella pelle, compresi:

  • i cheratinociti;
  • le cellule di Langerhans;
  • i melanociti;
  • le cellule staminali epidermiche.

Il legame del calcitriolo al VDR forma il complesso ligando-recettore che si sposta nel nucleo e, in associazione con il recettore-α del retinoide X, si lega a specifici siti del DNA, noti analoghi topici della vitamina D.

La forma attiva della vitamina D, 1-α,25-diidrossi-vitamina D3 (calcitriolo), svolge un ruolo chiave nella stimolazione della differenziazione cellulare della pelle, nell’inibizione della proliferazione e nell’immunomodulazione locale.

Psoriasi

Nel 1985 si è visto che i fibroblasti psoriasici erano, parzialmente, resistenti agli effetti antiproliferativi della 1-α, 25-diidrossi-vitamina D3.  Ciò ha spinto a ipotizzare che la vitamina D orale e successivamente i suoi analoghi topici potessero essere efficaci nel trattamento delle malattie iperproliferative della pelle. L’uso orale della vitamina D3 come trattamento fallì a causa del rischio di ipercalcemia, mentre lo sviluppo di analoghi topici della vitamina D rivoluzionò il trattamento locale della psoriasi.

Fonti alimentari di vitamina D

Pochi alimenti hanno livelli significativi di vitamina D in natura.  Le fonti migliori sono:

  • pesce;
  • salmone;
  • tonno;
  • sgombro;
  • oli di fegato di pesce.  

Quantità minori si trovano nel fegato di manzo, nel formaggio e nei tuorli d’uovo.  

La maggior parte della vitamina D alimentare negli USA proviene da alimenti che sono stati migliorati.  Ad esempio, il latte negli Stati Uniti è arricchito con 100 UI di Ca per tazza e anche i latticini e i succhi di frutta possono essere arricchiti.  La vitamina D può essere verificata dalla scheda informativa sul supplemento dietetico in vitamina D, pubblicata dall’Office of Dietary Supplements del National Institutes of Health in USA.

Vitamina D dall'esposizione al sole

La quantità di vitamina D prodotta dall’esposizione al sole, è influenzata da molti fattori tra cui:

  • la stagione dell’anno;
  • la latitudine;
  • l’ora del giorno;
  • la copertura nuvolosa;
  • lo smog;
  • il numero di ore trascorse all’aperto;
  • l’uso di creme solari.  

Latitudini superiori a 42° parallelo (ad esempio, a nord della California e a Boston) non forniscono abbastanza radiazioni UVB per sostenere i livelli di vitamina D da novembre a febbraio.  L’intensità di UVB sufficiente a sostenere i livelli di vitamina D durante tutto l’anno si verifica solo al di sotto dei 34° parallelo (ad esempio, a sud di Los Angeles e nel South Carolina).  I raggi UVB sono bloccati dalle nuvole, dall’inquinamento atmosferico, dai vetri delle finestre e dalle creme solari con SPF 30+ o ​​superiori, se applicate in quantità sufficiente.

L’esposizione alla luce solare per 5-30 minuti più volte alla settimana è una valida alternativa all’integrazione alimentare di vitamina D, alle latitudini settentrionali, durante l’inverno.  Tuttavia, dato il noto ruolo causale che le radiazioni UV svolgono nel cancro della pelle, questa raccomandazione è a dir poco controversa.

“Le prove scientifiche indicano che il calcio e la vitamina D sono importantissimi nella salute delle ossa. Le prove attuali, tuttavia, non supportano altri benefici per l’assunzione di vitamina D o calcio”.

FOCUS

Vitamina D e Sole

I livelli di vitamina D nel corpo possono provenire non solo dalla vitamina D nella dieta, ma anche dalla sintesi nella pelle, attraverso l'esposizione alla luce solare. La quantità di esposizione al sole che si riceve, varia notevolmente da persona a persona e si sconsiglia, quindi, l'esposizione al sole, senza adeguata foto protezione, per ridurre il rischio di cancro della pelle. I dati, tuttavia, non forniscono prove convincenti che uno dei due nutrienti sia causalmente correlato alla salute extra-scheletrica o che assunzioni superiori a quelle stabilite nel processo Dietary Reference Intake - DRI abbiano benefici per la salute. Studi ecologici hanno notato, però, che le popolazioni situate a latitudini più elevate hanno un aumentato rischio di cancro al colon, al seno e alla prostata.