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Steatosi epatica e grasso viscerale due problematiche a confronto

In collaborazione con la dr.ssa Maria Castellana, Biologa Nutrizionista – Castel Maggiore (BO)

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La steatosi epatica (NAFLD), spesso chiamata semplicemente fegato grasso è il termine che suggerisce un eccessivo accumulo di grasso nelle cellule epatiche.
Un’alimentazione troppo ricca di calorie è la prima causa. Quando il fegato non processa o metabolizza i grassi come dovrebbe fare normalmente, si accumula grasso in eccesso.
La popolazione tende a sviluppare il fegato grasso se presenta altre condizioni prepatologiche o patologiche come:

  • l’obesità;
  • il diabete;
  • l’ipertrigliceridemia.

La maggior parte dei pazienti con fegato grasso, ma non tutti, sono di età media e in soprappeso. Inoltre anche l’abuso di alcol, la rapida perdita di peso per diete estreme e la malnutrizione possono condurre a questa situazione.

Infine, vi sono casi in cui il fegato grasso si sviluppa anche in assenza di queste condizioni e i motivi per cui ciò accade sono ancora oggetto di studio.

Il fegato grasso

Non è una condizione che va sempre a causare danno epatico. Tuttavia in alcune persone (in una percentuale compresa tra il 2 e il 5%) l’eccesso di grasso porta ad una infiammazione del fegato. Questa condizione, chiamata steatoepatite, causa danno epatico.
Alcune volte l’infiammazione di un fegato grasso è collegata all’abuso di alcol; in tal caso si parla di steatoepatite alcolica. Diversamente si parla di steatoepatite non alcolica, o NASH.
Un fegato infiammato può diventare fibroso e indurito col passare del tempo. Questa condizione, che in definitiva è una cirrosi, è un passo decisivo verso l’insufficienza epatica. La NASH è una delle tre più frequenti cause di cirrosi.

Secondo molti esperti il rischio di sviluppare il fegato grasso è strettamente legato alla sindrome metabolica e in particolare a:

  • obesità;
  • diabete di tipo 2;
  • insulino-resistenza;
  • iperglicemia;
  • ipertrigliceridemia (trigliceridi elevati nel sangue);
  • ipercolesterolemia (colesterolo elevato nel sangue);
  • pressione alta

Tra gli altri fattori di rischio ricordiamo inoltre:

  • sindrome dell’ovaio policistico (che è a sua volta legata a un elevato rischio di diabete e sindrome metabolica);
  • sindrome delle apnee notturne;
  • ipotiroidismo;
  • fumo.

Il grasso viscerale

Rientrare in una condizione di sovrappeso e obesità comporta rischi anche molto seri per la salute umana. Tuttavia, l’influenza che l’eccesso di massa grassa ha su tali rischi, soprattutto a livello cardiovascolare, non dipende solamente dalla quantità di grasso accumulata, ma soprattutto dalla sua localizzazione all’interno dell’organismo. Il tessuto adiposo bianco può essere, infatti, accumulato prevalentemente a livello sottocutaneo, oppure possiamo trovarlo maggiormente concentrato all’interno della cavità addominale, adeso agli organi interni (in questo caso definito viscerale o addominale).

L’ eccesso di grasso viscerale viene anche definito “obesità androide”: fare questa distinzione è importante perchè, come già detto, si è visto che vi sono alcune caratteristiche che lo rendono decisamente più pericoloso soprattutto per la sua influenza sul rischio cardiovascolare.
In generale il tessuto adiposo bianco non ha solo funzione termoisolante o di riserva energetica, bensì le sue cellule sono anche in grado di secernere delle molecole chiamate adipochine che, all’interno dell’organismo, regolano numerosi processi fisiologici tra cui ad esempio la sensazione di fame/sazietà, il metabolismo lipidico, la sensibilità all’insulina.
Il motivo per cui viene posta una particolare attenzione al grasso addominale risiede proprio nel fatto che la produzione di tali mediatori sia attribuita, soprattutto, agli adipociti di tipo viscerale, metabolicamente più attivi rispetto ai sottocutanei.

Tra le adipochine prodotte troviamo anche delle molecole infiammatorie (citochine) che in condizioni fisiologiche regolano la risposta immunitaria, ma, se prodotte in quantità aumentata come nel caso di un eccesso di grasso viscerale, generano un’infiammazione sistemica di basso grado. Inoltre, il continuo accumulo di trigliceridi ad opera delle cellule adipose (fenomeno definito ipertrofia degli adipociti) fa sì che esse vengano sottoposte ad un forte stress meccanico a cui consegue la loro morte: con la rottura rilasciano il loro contenuto che viene prontamente aggredito da altre cellule del sistema immunitario, aggravando in questo modo il loop infiammatorio.
Se protratta per lungo tempo, l’infiammazione ormai cronica, potrebbe sfociare poi in ulteriori patologie, motivo per cui questo tipo di accumulo risulta così pericoloso. Tra esse troviamo:

  • sindrome metabolica (con ipertensione, alterazione del profilo lipidico…);
  • diabete di tipo II;
  • processi aterosclerotici;
  • fenomeni trombotici
  • un rischio aumentato di sviluppo di patologie cardiovascolari.

Tutto questo rende inoltre più difficile il dimagrimento ed è spesso collegato ad uno stato di intossicazione epatica.
Per di più, il grasso viscerale genera uno stress di tipo meccanico dovuto dalla pressione dello stesso sugli organi sottostanti, e questo può comportare ad esempio l’insorgenza di problemi respiratori e una maggiore probabilità di reflusso gastroesofageo.
L’eccesso di grasso addominale è direttamente proporzionale alla circonferenza della vita. In particolare, il rischio cardiovascolare risulta rilevante quando si oltrepassano i valori considerati soglia, di 102 cm per gli uomini e 88 cm nella donna. Inoltre, esso si riconosce facilmente poiché l’addome risulta gonfio, prominente e soprattutto molto duro.

Per tutte le ragioni appena elencate, è dunque molto importante intervenire immediatamente ad una sua riduzione ed in generale prevenirne l’accumulo. Tutto questo è possibile grazie ad uno stile di vita sano ed equilibrato, che comprenda sia una regolare attività fisica, sia l’adozione di alcuni accorgimenti nutrizionali, tra cui:

  • ridurre gli zuccheri semplici e raffinati, le bevande zuccherate e alcoliche;
  • ridurre al minimo gli alimenti confezionati ed eccessivamente processati contenenti conservanti e pesticidi;
  • non eccedere con l’assunzione dei carboidrati e favorire i cereali integrali;
  • consumare 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura;
  • bere molta acqua quotidianamente;
  • consumare alimenti contenenti acidi grassi insaturi, soprattutto della serie omega 3 come pesce azzurro, frutta secca (noci…) e semi misti;
  • valutare l’utilizzo di tisane antinfiammatorie a base di zenzero, cannella o arancio amaro.